Wall Street: i future sono in rialzo

Wall Street future

Il trimestre appena concluso ha registrato il peggior risultato per i future di Wall Street negli ultimi 3 anni. I 34.000 punti del Dow Jones e i risultati di S&P 500 e compagni sono emblematici.

La fotografia dell’ultimo trimestre: performance future a Wall Street

Era dal primo trimestre 2020 che non performava così negativamente, ovvero dallo scoppio della pandemia. Di disgrazia in disgrazia la storia si ripete e mentre prima il problema era sanitario ora è il rischio di una terza guerra mondiale a seguito degli avvenimenti in Ucraina a preoccupare i mercati. 

I dati sull’occupazione che avevano visto un incremento di 678.000 posti di lavoro con un tasso al 3,8% sono stati buoni ma non sufficienti. 

Il Dow Jones ha ceduto il 4,6%, lo S&P 500 il 4,9% e il Nasdaq è scivolato di oltre il 9% nel primo trimestre di quest’anno. 

Wall Street in negativo
Borsa in negativo

La situazione è preoccupante anche dal punto di vista azionario ma nulla è perduto, i future  sono in risalita e questo fa pensare ad un’inversione di tendenza che faccia respirare nonostante le preoccupazioni ovviamente rimangano.

Il rapporto tra tassi a due anni e a dieci anni e quelle tra cinque e trent’anni si sono invertiti ma la situazione è sotto osservazione e volatile, a questo si aggiunge il tasso di occupazione che continua a migliorare nonostante l’inflazione e i problemi geopolitici. 

Le forniture in rubli

Nella scorsa settimana Mosca ha stabilito che le forniture di gas e petrolio ma anche di tutte le materie prime pian piano saranno permesse solo e soltanto in rubli. 

La moneta che dal 24 febbraio aveva perso il 50% del suo valore in pochi giorni a distanza di poco più di un mese ha recuperato il gap e si appresta a performare ancora meglio. 

La mossa del Cremlino è stata uno tzunami e i mercati hanno reagito in maniera scomposta, anche i leader politici occidentali hanno seguito a ruota e non si aspettavano questa reazione. 

In un primo momento ha prevalzo la preoccupazione ma poi a seguito di colloqui con Putin i leader europei hanno avuto l’impressione che la cosa sarà graduale a partire dal primo aprile e che gli stati saranno così messi in condizione di potersi organizzare. 

Mosca ha specificato che i paesi importatori dovranno aprire un conto in valuta presso la Gazprombank e le transazioni saranno gestite tramite quel conto, il timore è che a seguito di un mancato pagamento la Russia chiuderà subito i “rubinetti” creando il panico. 

Il pericolo per ora dovrebbe essere scongiurato ma la situazione continua ad essere monitorata e nel frattempo gli stati occidentali stanno intraprendendo contatti con Algeria, USA ed altri mercati per differenziare le forniture e sopperire nel medio periodo all’empasse causata dal delirio imperialista russo. 

Questo ha ovviamente prodotto ripercussioni sul prezzo del Brent. 

L’oro nero

Il Brent soffre molto la crisi in Ucraina e dai 30 dollari di qualche anno fa siamo tornati a quota 100 dollari al barile, prezzi che non vedevamo da tempo. 

Le preoccupazioni sono reali con una Russia che assume sempre più il ruolo di scheggia impazzita e che è un partner energetico determinante per l’Europa. 

In soccorso dell’Europa sono giunte le riserve del nord Africa ma la voce grossa la stanno facendo gli Stati Uniti d’America. 

Il presidente Biden ha infatti determinato con un act che gli USA attingeranno dalle proprie riserve di Oil per sopperire all’aumento dei prezzi del carburante e del costo dell’energia in generale. 

La misura durerà per almeno sei mesi e vedrà l’impiego di un milione di barili al giorno così da contenere il prezzo sensibilmente e non aggravare ulteriormente aziende e popolazione già colpite così duramente dalla pandemia e dall’inflazione a due cifre. 

L’operazione dovrebbe complessivamente raggiungere i 180 milioni di barili, una misura mai adottata prima che però solo un paese come l’America si può permettere di intraprendere ad oggi.

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