Bitcoin, è in corso la “great mining migration”

great mining migration

In Cina hanno coniato un termine per identificare la vera e propria migrazione dei miner di Bitcoin verso altri Stati. L’hanno chiamata la “great mining migration”, riferendosi al fatto che dopo il ban del mining cinese di maggio 2021 molti miner hanno deciso di andarsene dalla Cina e recarsi altrove per continuare le loro attività. 

La fuga dei miner dalla Cina

Basti pensare che prima di questo ban in Cina risultava allocata più della metà della potenza di calcolo utilizzata a livello mondiale per minare Bitcoin. Qualche mese dopo il ban tale percentuale risultava essere scesa sostanzialmente allo 0%. 

Nel medesimo periodo lo stesso hashrate di Bitcoin si è più che dimezzato, ma poi nel corso del mesi seguenti ha recuperato tutte le perdite, tanto che in questi ultimi giorni sta facendo registrare i nuovi massimi assoluti di sempre. 

Il fenomeno dietro questa ricrescita è proprio lo spostamento fisico delle attività di mining dalla Cina verso l’estero, ed in particolare verso gli USA ed il vicino Kazakistan. 

Bitcoin mining
I miner di Bitcoin hanno abbandonato la Cina

Le frontiere della great mining migration di Bitcoin

Ma una volta arrivati in Kazakistan i miner hanno dovuto fare i conti con nuovi problemi, dovuti al significativo rialzo del costo delle fonti di energia. Il Kazakistan non era stato scelto solo perchè vicino alla Cina, ma anche e soprattutto per via dei prezzi molto bassi dell’energia. Venuto a mancare questo presupposto, è possibile che i miner tornino a migrare verso altri luoghi. 

Ad oggi sono numerosi i paesi nel mondo che hanno problemi con il mining di criptovalute, dovuti principalmente all’elevato consumo energetico. 

Dopo la Cina ed il Kazakistan, ci sono anche il Kosovo, dove il mining è stato vietato, e l’Iran, dove viene temporaneamente sospeso ormai da anni durante i mesi in cui si verificano i maggiori consumi energetici. 

I nuovi approdi

Quindi sebbene la “great mining migration” sia nata in Cina ed abbia fatto fuggire quasi tutti i miner cinesi, non è terminata nel momento in cui sono state sospese quasi tutte le attività di mining nel grande paese asiatico. 

 

Anzi, c’è chi ritiene che andrà avanti ancora un po’, perchè la dinamica di fondo tende a perpetuarsi. 

I miner cercano di spostarsi in luoghi in cui il costo dell’energia è ridotto. In genere il prezzo così basso delle fonti di energia è dovuto a consumi relativamente scarsi, come ad esempio in Kazakistan, che possono incrementare significativamente proprio a causa del mining. Quindi rischiano di far salire il prezzo dell’energia nei luoghi in cui si trasferiscono, costringendoli poi magari a dover migrare di nuovo. 

In questo momento l’unico paese che sembra accogliere molti miner senza particolare problemi sono gli USA, forse anche grazie ad un consumo energetico già così tanto elevato che la sola attività di mining non è in grado di farlo incrementare massicciamente in percentuale. 

Resta da vedere se sul medio o lungo termine anche gli USA avranno problemi con i consumi energetici del mining, o se alla fine riusciranno ad assorbire tutti i miner in fuga da altri paesi.

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