Bond: ecco cosa emerge dall’outlook per il 2026 di Wellington Management

Mentre ci avviciniamo al 2026, i mercati obbligazionari globali navigano in acque apparentemente calme, ma solcate da correnti profonde e potenzialmente turbolente. Le aspettative per il 2025 – rendimenti più alti per più tempo, banche centrali orientate al taglio dei tassi e politiche fiscali attive – si sono in gran parte materializzate, accompagnate da una notevole stabilità. “Ad eccezione del breve periodo di forte stress seguito all’annuncio dei dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il Giorno della Liberazione, gli investitori obbligazionari sono stati, fino ad oggi, relativamente ottimisti”, osservano Amar Reganti e Marco Giordano, Fixed Income e Global Insurance Strategist e Investment Director di Wellington Management. La volatilità è scesa a livelli pre-2022 e gli spread creditizi si sono compressi. Tuttavia, i prossimi mesi potrebbero mettere alla prova questa resilienza.

Il nodo critico: politica fiscale vs. indipendenza delle banche centrali

Il tema dominante è lo scontro silenzioso ma crescente tra politica fiscale espansiva e autonomia della politica monetaria. “Negli ultimi anni, gli investitori hanno capito che le banche centrali sono molto più attente a proteggersi da potenziali shock economici piuttosto che a puntare all’inflazione nel lungo o anche nel breve termine”, affermano Reganti e Giordano. Con l’inflazione ancora sopra target e governi che persistono con deficit elevati, le pressioni sulle banche centrali per sostenere il debito pubblico stanno crescendo.

Il banco di prova principale sarà negli Stati Uniti. “Il presidente della Fed in carica al termine del mandato di Jerome Powell, previsto per maggio 2026, nonché la composizione del FOMC, forniranno ai mercati un orientamento sulla misura in cui la politica monetaria potrà consentire decisioni di politica fiscale”, spiegano i due analisti. Un’erosione dell’indipendenza rischierebbe di consolidare l’inflazione e di minare la cooperazione globale.

Scenario 2026: rischi al rialzo ma opportunità di rendimento

Lo scenario di base di Wellington Management prevede un aumento dei rendimenti globali nel 2026, spinti dai premi per il rischio richiesti per finanziare deficit persistenti. “L’aumento della produttività potrebbe compensare in parte questa pressione al rialzo”, notano Reganti e Giordano, “ma sussiste una notevole incertezza temporale, in particolare in relazione alla capacità dell’intelligenza artificiale di neutralizzare l’impatto negativo delle crescenti restrizioni commerciali e del deterioramento demografico”.

Nonostante questi rischi, il potenziale di rendimento totale rimane attraente. “I rendimenti dei titoli di Stato restano significativamente al di sopra dei livelli osservati tra la crisi finanziaria globale e il 2022”, sottolineano gli autori.

Una geografia obbligazionaria sempre più divergente

Reganti e Giordano si aspettano un’accentuazione delle differenze tra paesi e regioni:

Stati Uniti. L’incertezza commerciale persisterà. La Fed potrebbe subire pressioni per tagliare i tassi nonostante l’espansione fiscale, ma le pressioni inflazionistiche rimarranno elevate. “In questo scenario, i rendimenti potrebbero aumentare, in particolare nella parte finale della curva”, avvertono.

Europa. La frammentazione è destinata ad accentuarsi. La Francia, dopo la perdita del rating AA, è sotto scrutinio per la sostenibilità fiscale. Paesi con alto debito, grandi deficit e forte dipendenza da finanziamenti esteri sono vulnerabili. “Tra i principali beneficiari della crescente enfasi sulla correttezza fiscale ci sono i Paesi Bassi, che stanno emergendo come un nuovo punto di riferimento privo di rischi per l’area dell’euro”, osservano. Anche Grecia, Spagna e Portogallo stanno guadagnando fiducia.

Regno Unito. Rimane un banco di prova per la tolleranza degli investitori verso alti livelli di debito. “A meno che l’inflazione non venga ridotta, prevediamo che i tassi del Regno Unito rimarranno costantemente più alti di quelli delle controparti europee”, affermano.

Giappone. La BoJ è probabilmente in attesa di maggiore chiarezza sulla politica fiscale prima di procedere con rialzi dei tassi. “La nostra visione strutturale prevede rendimenti iniziali più elevati e un rafforzamento dello yen”, spiegano.

Opportunità per gli investitori attivi

In questo contesto, la selezione sarà cruciale. “I periodi di elevata volatilità, seppur difficili, tendono anche a offrire opportunità interessanti per gli investitori attivi”, concludono Reganti e Giordano. Le strategie chiave includono l’adeguamento tattico della durata, lo sfruttamento delle differenze di prezzo tra regioni e scadenze e l’allineamento con visioni macroeconomiche differenziate.

Fiducia cauta nelle obbligazioni nel 2026

Guardando al 2026, sebbene un andamento tranquillo non sia atteso, le obbligazioni dovrebbero continuare a svolgere il loro ruolo tradizionale di preservazione del capitale, generazione di reddito e diversificazione. “I rendimenti globali costantemente elevati dovrebbero aiutare i titoli di Stato a generare rendimenti totali positivi. Tuttavia, un’attenta selezione dei Paesi e un posizionamento sulla curva faranno la differenza”, avvertono Reganti e Giordano. La sfida per gli investitori sarà navigare tra dinamiche locali, volatilità inevitabile e il rischio più grande di tutti: un indebolimento permanente della fiducia nelle istituzioni che governano la stabilità monetaria.