Investire in qualità in un mondo incerto: la view di Banque de Luxembourg Investments

“In un contesto di mercati sempre più complesso, l’investimento in aziende di qualità emerge come strategia solida e difensiva”. Ad affermarlo è Sébastien Gandon, senior client portfolio manager di BLI – Banque de Luxembourg Investments, che di seguito risponde a una serie di domande poste da Bluerating.

Investire in qualità: come orientarsi in un contesto sempre più incerto?

La definizione di “qualità” non è univoca. In BLI riteniamo che un’azienda di qualità si distingua per la capacità di creare valore nel corso dei cicli economici. Un profilo di crescita sostenibile deve unire elevata redditività, un bilancio solido e una continua generazione di free cash flow. Questi punti di forza si fondano su vantaggi competitivi o barriere all’ingresso saldamente integrati nel modello di business. Il tutto è accompagnato da un approccio disciplinato all’allocazione del capitale e da un rigoroso controllo delle decisioni strategiche.

Considerando che i mercati sono attualmente guidati da un forte momentum, che lascia poco spazio all’analisi dei fondamentali e delle valutazioni, siamo convinti che puntare sulla qualità rappresenti un equilibrio efficace tra i segmenti growth e value, offrendo al contempo un reale potenziale di diversificazione rispetto al momentum. Storicamente, infatti, mentre il momentum tende a performare bene in fasi di forte crescita e inflazione in aumento, la qualità dà il meglio di sé nei periodi di rallentamento economico, indipendentemente dal fatto che l’inflazione stia aumentando o diminuendo.

La trasformazione del consensus liberale precedente: la rivincita dei dividendi?

La storia attribuisce l’invenzione dei dividendi alla Dutch East India Company. Si ritiene che la società abbia distribuito il suo primo dividendo (in noce moscata e pepe) nel 1610. Per molti anni, i dividendi sono stati considerati il principale indicatore del successo di lungo periodo di un’azienda; le valutazioni azionarie riflettevano infatti la traiettoria del dividendo, un concetto che oggi può sembrare decisamente insolito.

A partire dagli anni Ottanta, la popolarità dei dividendi è gradualmente diminuita, in particolare sul mercato azionario statunitense, che è passato da un contesto incentrato principalmente sulla distribuzione di cassa a uno dominato dalle dinamiche di prezzo a breve termine. L’accesso illimitato a credito a basso costo e le varie sperimentazioni di politica monetaria hanno, in un certo senso, alterato i meccanismi di incentivo economico.

Tuttavia, ci sono buone ragioni per ritenere che queste dinamiche si stiano ora invertendo. In sintesi, è cambiato lo scenario di base da cui si origina la crescita. Nel frattempo, le valutazioni della maggior parte delle asset class restano molto elevate e la probabilità è che i rendimenti reali conseguiti per molti decenni siano destinati a ridursi in modo significativo. I mercati appaiono ora più propensi a essere trainati dagli utili reali piuttosto che da un’espansione dei multipli.

Man mano che gli investitori affrontano un contesto più complesso, caratterizzato da un rallentamento della crescita, tassi di interesse più elevati e rischi geopolitici, il ritorno a un investimento più disciplinato e basato sulla generazione di cassa, all’interno della componente core di un portafoglio azionario, sembra certamente una scelta appropriata.

In questo contesto, le azioni con dividendo potrebbero tornare a svolgere un ruolo significativo e contribuire in misura maggiore ai rendimenti complessivi del mercato, in modo analogo a quanto avvenuto negli anni Quaranta, Sessanta e Settanta.

Il momentum delle small e mid-cap americane: le dinamiche di mercato si stanno allineando per le piccole aziende?

Dopo diversi anni dominati dalle mega-cap, in particolare dai titoli tecnologici, riteniamo che le small e mid cap statunitensi siano pronte a riconquistare parte del loro appeal.
Dopo anni complessi, stanno infatti trattando con uno sconto significativo rispetto alle large-cap. Si tratta di una situazione quasi senza precedenti, poiché storicamente queste società tendono a scambiare a un premio, giustificato dalle loro prospettive di crescita superiori.

Il secondo fattore riguarda l’allentamento della politica monetaria della Fed. Le piccole e medie imprese, più dipendenti da finanziamenti esterni, sono infatti particolarmente sensibili alle variazioni dei tassi di interesse. Storicamente, esse tendono a sovraperformare nei 6-12 mesi successivi al primo taglio dei tassi da parte della Fed.

L’agenda dell’amministrazione Trump rappresenta un ulteriore fattore a sostegno. Queste società generano circa l’80% dei loro ricavi negli Stati Uniti, rispetto al 59% delle large cap. Sono quindi più protette dalle tensioni commerciali e ben posizionate per beneficiare delle politiche interne: deregolamentazione, riduzioni fiscali e rilocalizzazione industriale.

Riteniamo inoltre che gli investitori abbiano interesse a diversificare la loro esposizione azionaria, considerata l’elevata concentrazione degli indici large cap.