Mercati emergenti: le stime di Goldman Sachs per i prossimi mesi

Dopo un 2025 eccezionale, i mercati emergenti si preparano a un 2026 ancora positivo, seppur con rendimenti più moderati. È quanto emerge dall’ultimo *EM Market Outlook 2026* di Goldman Sachs, che prevede uno scenario di crescita “robusta ma meno intensa” rispetto all’anno appena concluso, sostenuto da fondamentali macroeconomici solidi e da un contesto globale favorevole.

Secondo gli analisti della banca d’affari statunitense, “il 2025 ha fissato un’asticella molto alta, con alcune delle migliori performance dell’ultimo decennio su azioni, valute e obbligazioni dei mercati emergenti”. Proprio per questo, avvertono, le valutazioni appaiono oggi meno convenienti, “ma restano nel complesso più interessanti rispetto a quelle dei mercati sviluppati, in particolare rispetto agli Stati Uniti”.

Il quadro macro delineato da Goldman Sachs per il 2026 resta costruttivo: crescita globale solida, inflazione contenuta e ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, senza uno scenario recessivo. “Anche se il vento favorevole sarà meno forte rispetto al 2025, il contesto rimane amico degli asset emergenti”, sottolineano gli analisti, evidenziando come anche i fondamentali interni dei Paesi emergenti continuino a migliorare, tra crescita sostenuta, normalizzazione dell’inflazione e margini per nuove riduzioni dei tassi.

Sul fronte azionario, Goldman Sachs prevede un altro anno positivo. Dopo il +30% del 2025, l’indice MSCI Emerging Markets è atteso crescere ancora, con un rialzo del 14% in termini di prezzo e del 17% includendo i dividendi. “La combinazione di domanda legata all’intelligenza artificiale, dollaro più debole e ampia diversificazione geografica dovrebbe sostenere gli utili”, spiegano gli analisti, che stimano una crescita degli utili del 19% nel 2026 e fissano un obiettivo di 1.600 punti per l’indice a fine anno.

Nonostante il forte recupero, le valutazioni restano interessanti. “L’MSCI EM tratta ancora con uno sconto di circa il 40% rispetto alle azioni statunitensi”, osserva Goldman Sachs, aggiungendo che il sottopeso degli investitori internazionali sui mercati emergenti potrebbe trasformarsi in un ulteriore fattore di sostegno.

A livello geografico, la banca continua a vedere valore nei mercati asiatici più esposti alla tecnologia, come Corea del Sud, Taiwan e Cina, ma suggerisce una rotazione parziale verso economie più orientate alla domanda interna. “Preferiamo bilanciare l’esposizione digitale con mercati domestici come India, Sudafrica e Brasile”, affermano gli analisti, citando il recupero dei consumi, il ciclo di tagli dei tassi e prospettive di crescita più cicliche.

Anche sul fronte valutario lo scenario resta favorevole. Goldman Sachs punta su divise cicliche come rand sudafricano, peso cileno e won coreano, che “beneficiano di una crescita globale più forte e dell’atteso apprezzamento dello yuan”. Proprio la valuta cinese rappresenta una delle convinzioni principali per il 2026. “Riteniamo che lo yuan continuerà a rafforzarsi, pur restando su livelli valutativi convenienti”, spiegano gli analisti, sottolineando i potenziali effetti positivi di spillover su altre valute asiatiche e su quelle legate alle materie prime.

Più prudente, invece, la visione sul debito sovrano in valuta forte, dove gli spread appaiono compressi dopo la buona performance del 2025. “Nel credito sovrano emergente il rendimento totale sarà probabilmente guidato soprattutto dal carry”, avverte Goldman Sachs, che raccomanda un approccio difensivo in un contesto di valutazioni tirate.

In sintesi, dopo un anno straordinario, i mercati emergenti entrano nel 2026 con aspettative più contenute ma ancora costruttive. “Il messaggio chiave è che, anche dopo risultati eccezionali, le condizioni restano tali da sostenere rendimenti solidi”, concludono gli analisti di Goldman Sachs.