Midulla (Symphonia Sgr): “Negativi sull’azionario europeo, positivi sul dollaro e su Mps”

Quali sono le prospettive dei mercati finanziari, se le si osserva con la lente della macroeconomia e della geopolitica? Con Marco Midulla (nella foto), responsabile dei fondi comuni di Symphonia sgr, Bluerating.com ha monitorato con attenzione l’andamento dei mercati azionari per i prossimi mesi. Il gestore non crede che al momento ci sarà di una bolla sui titoli tecnologici, quanto piuttosto occorre capire che tipo di ritorno ci si può aspettare da società che rappresentano oltre il 30% della capitalizzazione dell’S&P 500. Ritiene ancora che il dollaro possa tornare ad essere un hedging dei portafogli e suggerisce di prestare attenzione all’andamento dell’inflazione americana, che potrebbe condizionare le decisioni della Fed.

Con circa 5mila società quotate e una media di 400 Ipo all’anno dal 2020, il mercato azionario statunitense offre numerose opportunità ma anche parecchie insidie. Nel panorama delle azioni statunitensi, dove sono le opportunità oggi?

Il costo del debito rimane centrale nel dibattitto sulla tecnologia americana. Abbiamo visto nelle ultime settimane il mercato forzare la mano alla Fed per tagliare ulteriormente a dicembre. Guardando il mercato nel complesso, ha bisogno – soprattutto il mondo legato all’AI – di tassi più bassi per finanziare i tantissimi investimenti da fare. Passare questo momento di transizione senza problemi è fondamentale per industrializzare l’AI a tutti i livelli e portare la profittabilità di tutte le aziende a livelli superiori.

L’entusiasmo degli investitori si è concentrato per anni sui titoli legati all’intelligenza artificiale, in particolare i Mag7, che a settembre 2025 rappresentavano oltre il 30% della capitalizzazione dell’S&P 500. Voi vedete un rischio bolla?

Sicuramente le valutazioni delle aziende legate all’intelligenza artificiale hanno guidato la crescita dei listini e molte società si comprano su valutazioni elevate, visto che stanno scontando maggiori crescite future. Il vero punto interrogativo, secondo noi, è: “quale sarà il ritorno atteso di questi investimenti sull’AI?”. A oggi difficile dirlo, ma sull’infrastruttura sembrano un po’ più bassi del previsto.

 La solidità della stagione degli utili che tipo di sostegno può fornire? Quale è il ruolo del dollaro in questa fase? Come vi state posizionando?

Il dollaro sta giocando un ruolo chiave nella politica di Trump. La sua debolezza aiuta sicuramente il processo di ribilanciamento del deficit commerciale degli Usa con tanti paesi esteri. Guardando il dollaro contro l’euro, riteniamo che i fondamentali (crescita attesa del Pil e degli utili, differenziale tassi, stabilità politica) siano a favore del dollaro. Per questo motivo, da fine settembre abbiamo accumulato dollaro in portafoglio. Riteniamo inoltre che, in un eventuale ribasso di mercato, il dollaro possa tornare ad essere un hedging dei portafogli e non più un elemento di rischio come ad aprile.

L’Europa è sempre più debole da un punto di vista geopolitico. Però diversificare gli investimenti rispetto agli asset statunitensi è un tema ricorrente. Per i gestori attivi ci sono azioni europee interessanti? In fondo la Bce è credibile, l’inflazione pare sotto controllo rispetto a quella Usa e il PIL dell’UE ha margini per beneficiare degli stimoli fiscali. Cosa ne pensa? E a quali settori ha senso guardare?

Al momento siamo negativi sul mercato azionario europeo. Pensiamo che le aspettative sulla crescita dell’eurozona (soprattutto della Germania) per il 2026 siano troppo ottimiste. È ancora difficile quantificare quale sarà l’impatto dello stimolo fiscale e soprattutto tutte le aziende con cui abbiamo parlato non hanno visibilità ancora di come verrà messo a terra e non si aspettano impatti nel 2026. Dal punto di vista dell’inflazione, pensiamo che sia ampiamente sotto controllo e che revisioni alle stime saranno potenzialmente a ribasso. Questo elemento potrebbe aprire la Bce ad eventuali aggiustamenti ulteriori della politica monetaria a ribasso durante il 2026, cosa che il mercato non si aspetta al momento. Ad oggi, il settore che preferiamo è quello delle infrastrutture, che hanno utili visibili e possono beneficiare da un taglio dei tassi.

 Nello scenario globale, siete rialzisti o ribassisti? Vedete di un’attenuazione degli shock geopolitici e di miglioramento dei consumi interni in Cina? Quanto crescerà il Pil Usa?

Nello scenario attuale, riteniamo molto importante la selezione. Il team sta lavorado per trovare le migliori idee per le varie strategie che gestiamo. Un altro elemento importante sarà la politica monetaria della Fed. Capire come finanziare e a quanto gli investimenti sull’AI rimane il tema centrale del momento. La Cina continua a piacerci nel 2026 e pensiamo si possa ritagliare uno spazio importante nel mondo della technologia mondiale.

Se dovesse dare un suggerimento a un investitore che ha una esposizione rilevante sull’azionario, cosa direbbe? E quali sono le aziende che considera più interessanti in questo momento (sottovalutate o non sottovalutate ma con pricing power, potenzialmente ancora in crescita etc…)

Zegona Communication. È una holding con dentro Vodafone Spagna, comprata nel 2023 da Vodafone. L’azienda pagherà circa 20% in dividendi più buyback a inizio anno. Il business organico è in miglioramento e gira a 15% equity FCF yield sui numeri del prossimo anno.

Uno sguardo all’Italia. Ci può dire qualche titolo che le piace?  Cosa pensa di Mps? I suoi utili crescono più della media del settore. Quali sono i motivi per cui questo titolo andrebbe messo in portafoglio?

BMPS è una delle mie prime posizioni. Offre un dividend yield interessante >10% e in crescita. Le banche che non hanno fatto M&A avranno difficoltà a crescere gli utili nei prossimi anni. Montepaschi farà 800 milioni di sinergie grazie a Mediobanca che noi riteniamo assolutamente fattibili.