Ant Group punta sui chip cinesi per rafforzare la sua strategia nell’intelligenza artificiale (AI)

In un contesto globale sempre più segnato dalla competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, Ant Group, controllata da Alibaba, sta compiendo passi significativi per ridurre la sua dipendenza dai chip americani e contenere i costi nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale (AI). 

Secondo fonti vicine all’azienda, Ant sta facendo affidamento su semiconduttori cinesi per addestrare i propri modelli linguistici evoluti, utilizzando un approccio che promette di rivoluzionare il modo in cui si produce IA nel Paese asiatico.

Svolta strategica nella formazione dei modelli AI per Ant Group

Negli ultimi mesi, Ant Group ha adottato chip forniti da aziende locali, tra cui anche entità collegate ad Alibaba e Huawei Technologies, per addestrare i suoi modelli IA tramite la tecnica della Mixture of Experts (MoE). 

Questo approccio, sempre più diffuso tra i ricercatori, consente di dividere efficacemente le attività tra diversi “esperti” all’interno del modello, migliorandone l’efficienza computazionale.

Le fonti assicurano che i risultati di questi modelli non solo sono paragonabili a quelli ottenuti con i chip Nvidia H800. Tuttavia, in alcuni test avrebbero addirittura superato le performance dei modelli sviluppati da Meta

Sebbene Bloomberg News non abbia verificato in modo indipendente queste performance, i dati indicano un progresso significativo nel tentativo della Cina di ridurre i costi operativi e abbassare la dipendenza tecnologica.

La tecnica MoE si ispira al principio della delega specializzata: ogni sotto-modulo del modello è responsabile di una porzione specifica dell’elaborazione, permettendo una maggiore scalabilità ed efficienza rispetto agli approcci tradizionali. 

Oltre ad Ant Group, anche Google e la startup cinese di Hangzhou DeepSeek stanno impiegando questa metodologia.

Ant ha evidenziato il proprio impegno nella diffusione scientifica pubblicando un paper in cui viene sottolineato l’obiettivo di scalare i modelli senza l’utilizzo di GPU di fascia alta

Questo approccio diventa cruciale per aziende che, a causa dei costi elevati, non possono permettersi di utilizzare continuamente hardware ad alte prestazioni.

Cina vs Stati Uniti: chip locali contro GPU americane

L’iniziativa di Ant si inserisce in un contesto geopolitico in cui le imprese tecnologiche cinesi cercano di aggirare le restrizioni statunitensi sulle esportazioni di chip avanzati, come l’Nvidia H800. 

Anche se non si tratta del chip più evoluto sul mercato, l’H800 è ancora uno dei più potenti GPU disponibili in Cina.

Sebbene Ant Group mantenga ancora una parte della sua produzione AI basata su chip di Nvidia, l’azienda sta progressivamente orientandosi verso alternative più economiche e facilmente accessibili. Come quelle offerte da AMD e produttori cinesi.

Questa scelta strategica segna un allontanamento dalla visione del CEO di Nvidia, Jensen Huang, secondo cui le aziende continueranno a richiedere sempre più potenza computazionale. 

Secondo Huang, gli investimenti dei clienti non diminuiranno, anche con la nascita di modelli più efficienti come DeepSeek R1. Mostrando così un contrasto evidente con la filosofia adottata da Ant.

Uno dei punti salienti dell’analisi di Ant riguarda la riduzione significativa del costo di formazione dei modelli IA. 

Secondo il documento pubblicato, addestrare un modello su un trilione di token, le unità di base utilizzate per l’apprendimento, tradizionalmente costava circa 6,35 milioni di yuan (circa 880.000 dollari). 

Impiegando chip meno performanti, ottimizzati però per il metodo MoE, il costo si è ridotto a 5,1 milioni di yuan.

Un risparmio non marginale, che potrebbe rivoluzionare l’accessibilità all’intelligenza artificiale soprattutto per startup e settori industriali emergenti. 

I modelli sviluppati, Ling-Lite e Ling-Plus, sono stati pensati per applicazioni in contesti come la sanità e la finanza, due ambiti dove la potenza dell’IA può offrire soluzioni concrete e immediate.

Proprio nel campo sanitario, Ant ha recentemente acquisito Haodf.com, una delle principali piattaforme mediche online in Cina. Confermando dunque il proprio interesse ad ampliare l’offerta di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale. 

Tra i servizi esistenti della compagnia figurano anche Zhixiaobao, un assistente virtuale, e la piattaforma di consulenza finanziaria Maxiaocai.

Apertura e futuro dell’intelligenza artificiale cinese

Un altro punto distintivo della strategia di Ant è la scelta di rendere open source i propri modelli: Ling-Lite conta 16,8 miliardi di parametri, mentre Ling-Plus arriva a 290 miliardi

Per fare un confronto, si stima che GPT-4.5, il modello avanzato sviluppato da OpenAI, abbia circa 1,8 trilioni di parametri. Sebbene sia chiuso e non accessibile al pubblico. La ricerca portata avanti da Ant non è priva di sfide. 

Lo stesso studio segnala che, durante l’addestramento, piccole variazioni nella struttura dei modelli o nel tipo di hardware possono generare instabilità nelle performance, come picchi nei tassi di errore. 

Una difficoltà strutturale che evidenzia come, nonostante i progressi, anche i modelli più avanzati richiedano attenzione costante.

Come osservato da Robin Yu, CTO dell’azienda tecnologica di Pechino Shengshang Tech, i risultati concreti ottenuti nel mondo reale sono ciò che davvero contano: 

“Se trovi un punto debole per battere il miglior maestro di kung fu del mondo, hai comunque vinto.” 

Una metafora efficace che sottolinea il valore delle applicazioni pratiche rispetto al mero confronto teorico.

Quello che emerge chiaramente è che Ant Group sta giocando un ruolo chiave nel tentativo della Cina di rendersi più autonoma tecnologicamente

Perseguendo di conseguenza una AI più accessibile, meno dipendente da hardware occidentali e potenzialmente più efficiente per i settori industriali strategici del futuro.

La sfida ai colossi dell’IA occidentale è lanciata: non per superarli con forza bruta ma con intelligenza, efficienza e visione strategica.