“Il 2026 non sarà l’anno della sopravvivenza delle criptovalute, ma quello che determinerà il loro ruolo nei portafogli“. Ad affermarlo è Dovile Silenskyte, direttore Digital Assets Research di WisdomTree, che spiega come “gli eccessi speculativi dei primi cicli si sono per lo più esauriti. Ciò che rimane sono le infrastrutture, la regolamentazione e la disciplina del capitale. Il baricentro si sta spostando decisamente dalla sperimentazione al dettaglio agli investimenti istituzionali. Per i professionisti del settore, la domanda importante non è più se le criptovalute debbano essere incluse nei portafogli, ma che funzioni svolgono all’interno degli stessi”.
In questo scenario, Silenskyte illustra di seguito le cinque tendenze degli investimenti in criptovalute che, a suo parere, definiranno i mercati nel 2026 e spiegandoperché sono importanti per l’asset allocation, la gestione del rischio e la costruzione del portafoglio.
- Il Bitcoin diventa un’allocazione macro strategica, non un’operazione tattica
La fase 2024-2025 degli ETP su Bitcoin era incentrata sull’accessibilità. Il 2026 si concentrerà sulla funzione all’interno dei portafogli.
Gli ETP fisici su Bitcoin hanno integrato saldamente la criptovaluta nell’infrastruttura di mercato istituzionale. Allo stesso tempo, le condizioni macroeconomiche rimangono strutturalmente favorevoli. La crescente dominanza della politica di bilancio, il persistere di un elevato debito pubblico e la frammentazione geopolitica in atto continuano a rafforzare la domanda di asset monetari non sovrani. Fondamentalmente, il profilo di volatilità del Bitcoin si sta evolvendo. Sebbene ancora elevata se confrontata con quella delle asset class tradizionali, la volatilità realizzata si è notevolmente ridotta rispetto ai cicli precedenti. Questa rappresenta una condizione essenziale affinché il Bitcoin possa fungere da allocazione strategica piuttosto che da strumento di trading a breve termine.
Guardando al 2026, il Bitcoin viene sempre più analizzato in parallelo con l’oro e con gli strumenti di copertura dall’inflazione, piuttosto che con i titoli azionari growth. Inoltre, un numero crescente di CIO (chief investment officer) lo sta integrando nei propri modelli strategici di asset allocation, invece di considerarlo un investimento satellite. L’attenzione analitica si sta spostando dal momentum speculativo ai premi di rischio specifici del Bitcoin, tra cui scarsità, decentralizzazione e protezione contro il deprezzamento della moneta. Per i portafogli istituzionali, il bitcoin sta diventando un asset macroeconomico, non uno strumento di trading.
- L’investimento in Ether ruota attorno ai flussi di cassa, non alle narrazioni
Nel 2026, Ethereum non sarà più considerato un esperimento tecnologico, ma un capitale digitale produttivo.
La narrativa dell’investimento in Ether è stata a lungo dominata dai dibattiti sulla scalabilità, la frammentazione del suo layer 2 e le minacce derivanti dalla concorrenza. Con la maturazione del mercato, queste interferenze svaniscono e a passare in primo piano sono i fondamentali economici dell’Ether. La rete genera già entrate ricorrenti derivanti dalle commissioni. La sua economia dei token combina il burn (distruzione) delle commissioni con i rendimenti dello staking, creando un profilo quasi azionario che si presta sempre più a modelli di valutazione basati sui flussi di cassa. Mentre l’attività relativa alle transazioni continua a migrare verso le reti layer 2, questa dinamica rafforza in ultima analisi il ruolo di Ethereum come livello economico e di regolamento dominante.
La maturazione dell’infrastruttura di staking liquido è fondamentale per questo cambiamento. I token di staking liquido riducono in modo significativo gli attriti operativi e di liquidità associati allo staking nativo, consentendo agli investitori di ottenere i rendimenti dello staking senza compromettere la flessibilità del portafoglio. In prospettiva, si prevede una crescita della domanda istituzionale di esposizione allo staking tramite ETP. Gli strumenti di staking liquido, come Lido Staked Ether, trasformano l’ether in staking in un asset componibile e negoziabile, integrando Ethereum in modo più profondo nella finanza decentralizzata, nei quadri di garanzia e nella costruzione di portafogli professionali. Per gli investitori, l’esposizione all’ether diventa sempre meno una questione di opzionalità tecnologica futura e sempre più una questione di accesso a flussi di cassa sostenibili on-chain.
- Solana si afferma come beta istituzionale a elevate prestazioni
Quest’anno, Solana non dovrà più dimostrare la propria credibilità. La vera sfida sarà invece la scalabilità. Nel 2025 Solana ha ampiamente superato le preoccupazioni esistenziali relative alla stabilità della rete. Nel 2026, l’attenzione si sposta decisamente verso l’utilizzo, le prestazioni e lo slancio degli sviluppatori. L’architettura di Solana è ottimizzata per garantire velocità e bassi costi di transazione, rendendola la sede naturale di casi d’uso blockchain ad alta frequenza, tra cui exchange decentralizzati, pagamenti, applicazioni di consumo e piattaforme di trading on-chain. Il miglioramento dell’affidabilità, l’aumento della partecipazione dei validatori e la maturazione dell’ecosistema degli sviluppatori hanno rafforzato la transizione di Solana da rete sperimentale a livello infrastrutturale scalabile.
In prospettiva, Solana dovrebbe consolidare la propria posizione di piattaforma leader per i contratti intelligenti a elevate prestazioni. La crescita dei volumi degli exchange decentralizzati, delle attività di pagamento e del coinvolgimento degli sviluppatori conferma già questa traiettoria. Per gli investitori, Solana rappresenta un’esposizione mirata alle attività blockchain ad alta crescita, che integra il ruolo di Ethereum incentrato sui regolamenti, anziché competere con lo stesso.
- La regolamentazione smette di essere un ostacolo e inizia a creare vincitori
La regolamentazione non soffocherà i mercati delle criptovalute, ma li selezionerà. Nel 2026, nelle principali giurisdizioni la chiarezza normativa dovrebbe migliorare in modo significativo. Il regime europeo sui mercati delle cripto-attività (MiCA), l’espansione dei quadri normativi relativi agli ETP fisici su criptovalute negli Stati Uniti e standard di custodia globali più chiari trasformano collettivamente la regolamentazione da un vincolo rigido a un filtro di competitività. La conformità diventa sempre più uno spartiacque. Gli standard di governance, la trasparenza e la solidità operativa determinano ora l’accesso al capitale istituzionale, mentre una percentuale significativa di token e piattaforme non soddisfa i requisiti minimi di investibilità. In prospettiva, la normalizzazione normativa dovrebbe concentrare il capitale in un universo più ristretto di criptovalute, accessibili prevalentemente attraverso ETP quotati a livello globale. I veicoli offshore, opachi e operativamente fragili potrebbero persistere, ma la loro rilevanza per gli investitori professionali dovrebbe diminuire. Il rischio politico, in particolare quello legato alle inversioni di rotta normative negli Stati Uniti, non può essere ignorato. Tuttavia, la direzione generale è chiara: la regolamentazione non uccide le criptovalute, ma crea ordine.
- I portafogli di criptovalute si consolidano attorno ai panieri, non a singole scommesse
Con la maturazione delle criptovalute, la costruzione del portafoglio vince sulla selezione dei token. Gli investitori istituzionali danno sempre più priorità a un’esposizione diversificata, invece di assumere posizioni concentrate su asset individuali. Il rischio legato ai singoli token è oggetto di crescente scrutinio, dato l’aumento delle aspettative in materia di governance e la richiesta da parte dei comitati di investimento di controlli più chiari sui rischi.
Gli ETP su panieri di criptovalute basati su regole introducono struttura e disciplina in quello che storicamente è stato un mercato guidato dal sentiment. Le metodologie di indicizzazione, il ribilanciamento sistematico e gli screening di governance allineano meglio l’esposizione alle criptovalute alle pratiche consolidate di asset allocation osservate nei mercati azionari e delle materie prime. Nel 2026, questa dinamica dovrebbe favorire una crescita sostenuta delle strategie basate su panieri di criptovalute, che comprendono piattaforme di contratti intelligenti, finanza decentralizzata e infrastrutture blockchain più ampie. Sebbene la dispersione dei rendimenti tra i panieri diversificati e gli asset individuali con le performance migliori possa persistere, l’esposizione alle criptovalute sta iniziando ad assomigliare sempre più alla teoria moderna del portafoglio che alla speculazione in stile venture capital.
Nel 2026 le criptovalute saranno una questione di implementazione, non di immaginazione
Il 2026 non si concentrerà su ciò che le criptovalute potrebbero rappresentare. Si tratta di ciò che le criptovalute sono già. Un’asset class alternativa emergente con capitale reale, regolamentazione reale e ruoli chiaramente definiti all’interno dei portafogli professionali. È probabile che il successo a lungo termine non sarà appannaggio dei protocolli più rumorosi, ma di quelli più investibili. Per gli investitori, la domanda fondamentale non è più se allocare nelle criptovalute, ma come farlo in modo deliberato e attraverso quali strutture istituzionalmente solide.
