Derivati dYdX, volumi record e nuovo modello di buyback nel 2025

derivati dYdX

Nell’ultimo anno l’ecosistema di dYdX ha consolidato il proprio ruolo nei derivati, passando da semplice DEX a vera infrastruttura di mercato on-chain per trader e istituzionali.

dYdX: derivati decentralizzati e volumi record oltre 1,5 trilioni

Nel 2025 i derivati decentralizzati sono diventati uno dei segmenti principali della DeFi, con dYdX tra le piattaforme più influenti. Il protocollo ha superato complessivamente 1,55 trilioni di dollari di volume di trading su tutte le versioni.

Secondo il 2025 Annual Ecosystem Report, l’anno ha segnato il passaggio da una crescita guidata dalla volatilità episodica a una logica di liquidità programmata e duratura, più vicina alle esigenze degli investitori istituzionali.

Mentre i volumi dei perpetual on-chain nel complesso del mercato si avvicinano alla soglia dei 10 trilioni di dollari, la strategia di dYdX punta su integrazioni profonde, esecuzione professionale e un robusto modello di buyback.

Andamento 2025: recupero a U e rafforzamento di fine anno

Nel corso del 2025 il protocollo ha registrato una dinamica a “U”. Dopo un secondo trimestre relativamente debole, con volumi in calo a 16 miliardi di dollari in un contesto di consolidamento generale, la ripresa è stata marcata.

Nel quarto trimestre il volume di scambi è salito a 34,3 miliardi di dollari, il livello più alto dell’anno. Questa fase non è stata solo il riflesso del rimbalzo di mercato, ma anche dell’attivazione di nuovi strumenti comunitari.

In particolare, il lancio del Market Mapper guidato dalla community e una serie di “Fee Holidays” hanno favorito un forte afflusso di liquidità. Tuttavia, è stata soprattutto la crescita di coppie chiave come BTC-USD e SOL-USD a segnare un cambio di passo.

Su questi mercati, la profondità del book ha raggiunto una sostanziale parità con i principali exchange centralizzati, riducendo uno dei tradizionali vantaggi competitivi delle piattaforme CeFi.

Metriche chiave dell’ecosistema dYdX nel 2025 per i derivati e non solo

Il report sintetizza l’evoluzione dell’ecosistema attraverso alcuni numeri rilevanti. Dal lancio della versione dYdX v4, il protocollo ha generato 64,7 milioni di dollari di commissioni, a testimonianza di un utilizzo crescente su base strutturale.

Per quanto riguarda la sicurezza, sono stati distribuiti 48 milioni di dollari in ricompense agli utenti che contribuiscono a proteggere la dYdX Chain tramite staking, rafforzando la decentralizzazione del network.

Sul fronte dei mercati, l’offerta è salita a 386 listing complessivi, pari a un aumento di circa 200% nella disponibilità di asset rispetto all’anno precedente. Inoltre, l’adozione lato utenti mostra una crescita di quasi 85% anno su anno nei detentori di token DYDX.

Gli indirizzi unici che possiedono DYDX hanno superato quota 98.100, segnale di una base di holder più ampia e distribuita. Nel complesso, il 2025 appare come un anno di espansione tanto in termini di volumi quanto di profondità del mercato.

Tokenomics e buyback: la nuova architettura di valore

Uno dei passaggi più rilevanti del report riguarda la nuova architettura di tokenomics e il meccanismo di buyback gestito on-chain. Per anni l’utilità reale dei token di governance DeFi è stata oggetto di discussione, spesso con modelli poco allineati alla crescita del protocollo.

Nel 2025 dYdX ha dato una risposta concreta ampliando il DYDX Buyback Program, trasformato da semplice test in un meccanismo strutturale a livello di protocollo, sotto la gestione della Treasury SubDAO.

Attraverso una serie di upgrade di governance, e in particolare con la Proposal #313, la community ha approvato la riallocazione del 75% dei ricavi netti verso il riacquisto sistematico di DYDX sul mercato.

I token riacquistati non vengono solo rimossi dalla circolazione, ma vengono anche messi in staking per rafforzare la sicurezza della rete e aumentare la decentralizzazione del consenso.

Il flywheel del buyback e i rendimenti da staking

La logica del nuovo schema è circolare: più volume genera più commissioni, una quota maggiore di commissioni alimenta buyback più consistenti, e questi ultimi incrementano la quantità di DYDX in staking.

In questo modo si riduce l’ammontare di token liquidi in circolazione e, al tempo stesso, si potenzia la sicurezza della rete. Inoltre, il meccanismo crea un collegamento diretto tra performance del protocollo e valore per i detentori di token.

A gennaio 2026, il programma aveva già riacquistato e messo in staking 8,46 milioni di DYDX, per un valore complessivo di 1,72 milioni di dollari al momento dell’acquisto.

Questa dinamica ha contribuito a mantenere un APR mediano di staking attorno al 3,3%, offrendo un rendimento prevedibile in un contesto di mercato ancora caratterizzato da forte volatilità.

Solana spot, nuova UX e accesso tramite bot social

Sul piano del prodotto, uno dei traguardi più significativi del 2025 è stata l’introduzione del trading spot nativo su Solana. Storicamente dYdX era associato quasi esclusivamente ai perpetual, con un focus marcato sui derivati.

L’estensione ai mercati spot amplia la gamma di strategie possibili, includendo operazioni di copertura cross-market e strutture cash-and-carry, oggi molto utilizzate da desk professionali e arbitraggisti.

Un’altra novità rilevante riguarda la modalità di interazione degli utenti con il protocollo. Il Pocket Pro Bot, interfaccia di trading nativa per Telegram, consente infatti di operare direttamente all’interno delle app social.

Questa UX “unbundled” permette di aprire e chiudere posizioni, consultare leaderboard e monitorare le performance senza uscire dal proprio flusso di lavoro digitale. Inoltre, abbassa sensibilmente la soglia di ingresso per i nuovi trader.

Processo di listing decentralizzato e lungo tail di asset

Parallelamente, l’iniziativa Market Mapper ha reso il processo di listing molto più aperto. Non è più necessario attendere il via libera di un comitato centrale per quotare un nuovo asset sul protocollo.

La community può proporre in modo permissionless nuovi mercati, con una dinamica che ricorda da vicino quella dei marketplace più evoluti del settore crypto. Tuttavia, il controllo collettivo mantiene un filtro minimo di qualità.

Questa impostazione ha permesso a dYdX di catturare il “long tail” degli asset digitali, intercettando token emergenti che spesso non trovano spazio immediato sulle grandi piattaforme centralizzate.

Nel medio periodo, questa capacità di listing rapido e comunitario rafforza il posizionamento del protocollo come destinazione primaria per chi cerca esposizione tattica su nuove narrative di mercato.

Infrastruttura per istituzionali e riduzione dei costi operativi

Per competere con i principali exchange centralizzati, dYdX ha dovuto intervenire in profondità sull’infrastruttura. Nel 2025 è stato introdotto un nuovo stack tecnico orientato a latenza sub-secondo ed equità di esecuzione.

L’implementazione dei servizi Order Entry Gateway Services (OEGS) e dei Designated Proposers ha migliorato in modo significativo la costanza dei tempi di blocco, elemento cruciale per il trading ad alta frequenza.

Contestualmente, la migrazione delle componenti critiche su server “bare-metal” gestiti dall’Ops SubDAO ha consentito di ridurre i costi operativi mensili da 35.000 a circa 6.000 dollari.

La riduzione delle spese è avvenuta in parallelo a un calo della latenza percepita dai trader professionali, creando un mix di efficienza economica e miglioramento della qualità di esecuzione.

Integrazioni professionali e adozione istituzionale

L’adozione da parte di desk istituzionali è stata sostenuta anche da integrazioni con strumenti professionali già diffusi nell’industria del trading. Tra questi figurano CoinRoutes, CCXT e Foxify Trade.

Questi connettori consentono a fondi hedge e market maker di trattare dYdX come un endpoint programmatico, integrandolo nelle stesse pipeline usate per i flussi su exchange centralizzati.

In pratica, gli operatori possono indirizzare l’order flow in modo dinamico tra venue CeFi e DeFi, ottimizzando prezzi e liquidità. Inoltre, ciò riduce il gap operativo che storicamente frenava l’adozione istituzionale dell’on-chain trading.

Rispetto ad altre soluzioni DeFi meno integrate, questa architettura renderebbe più semplice per gli attori professionali utilizzare dYdX come infrastruttura core anziché come semplice canale accessorio.

Governance, SubDAO e maturità dell’ecosistema

Sul fronte della governance, il 2025 ha segnato un nuovo massimo per l’attività on-chain. Nell’arco dell’anno sono state processate 135 proposte, un livello di partecipazione raro anche tra i principali protocolli DeFi.

Il modello a SubDAO è ormai pienamente operativo, con entità specializzate incaricate di aree distinte del protocollo. Questa suddivisione crea una sorta di “macchina sovrana” capace di evolversi in modo modulare.

La dYdX Foundation si concentra sul coordinamento strategico e sugli aspetti regolamentari. Nel 2025 ha pubblicato un whitepaper allineato al quadro MiCA, offrendo una lettura delle implicazioni normative nel contesto europeo.

L’Operations SubDAO è responsabile della salute tecnica della dYdX Chain, compresa la gestione degli upgrade di protocollo (come la versione v8.1) e dei dashboard pubblici per i validatori.

Treasury, Grants e gestione del capitale di governance

La Treasury SubDAO ha supervisionato un’espansione significativa delle riserve, passate da 45 milioni a oltre 85 milioni di DYDX. Inoltre, ha gestito direttamente l’implementazione del programma di buyback su larga scala.

Parallelamente, dYdX Grants Ltd è stata rilanciata con una dotazione di 13,1 milioni di DYDX, destinata a finanziare ricerca, strumenti per sviluppatori e iniziative di crescita dell’ecosistema.

Questi fondi mirano a sostenere progetti ad alto impatto, con un’attenzione particolare a soluzioni che migliorano esperienza d’uso, sicurezza e connettività con altri protocolli.

Nel complesso, la struttura multilivello di SubDAO e fondazioni suggerisce un modello di gestione sempre più vicino a quello di un’infrastruttura finanziaria autonoma, piuttosto che di un singolo protocollo sperimentale.

dYdX Surge e incentivi alla liquidità per 20 milioni di dollari

Per dare slancio al 2025, l’ecosistema ha lanciato dYdX Surge, una competizione di trading dal valore complessivo di 20 milioni di dollari. L’obiettivo non era premiare solo i grandi volumi speculativi.

A differenza dei classici contest che privilegiano i “whale”, Surge è stato disegnato per incentivare flussi durevoli, provision di liquidità costante e attività su un ampio spettro di mercati.

Il programma ha generato un effetto leva rilevante, contribuendo da solo a circa 17 miliardi di dollari di volume aggiuntivo nel canale affiliati. Detto ciò, l’impatto più duraturo riguarda la struttura degli incentivi.

Entro fine 2025, l’Affiliate Program è stato ristrutturato per offrire fino al 50% di revenue share ai partner di livello più alto, allineando maggiormente la crescita del protocollo con quella di creator, influencer e piattaforme che ne promuovono l’utilizzo.

Prospettive 2026: dominio sostenibile e focus regolamentare

Guardando al 2026, il messaggio della dYdX Foundation è netto: la priorità si sposta da una logica di “crescita a ogni costo” verso un obiettivo di “dominio di mercato sostenibile” nel segmento dei derivati on-chain.

Con i volumi dei perpetual on-chain globali attesi oltre la soglia dei 10 trilioni di dollari, il protocollo intende rafforzare la propria strategia di distribuzione e accesso.

Ciò include più canali di flusso tramite bot mobile, API ancora più profonde per gli operatori istituzionali e un’attenzione costante al rispetto dei requisiti normativi emergenti nelle principali giurisdizioni.

In questo scenario, i derivati dYdX entrano nel 2026 con una struttura di costi più snella, un modello di allineamento del token più aggressivo e uno stack tecnico che ambisce a competere, in termini di performance, con i grandi operatori centralizzati.

Conclusioni: un vantaggio on-chain misurato in 1,5 trilioni

Per chi osserva la dinamica tra DeFi e CeFi, il report 2025 di dYdX suggerisce che il vantaggio on-chain non è più solo un’ipotesi teorica. I numeri raccontano un’altra storia.

Con oltre 1,5 trilioni di dollari di volume cumulato, un’infrastruttura orientata agli istituzionali e una governance sempre più sofisticata, il protocollo si candida a ruolo di pilastro della finanza decentralizzata.

Detto ciò, la vera prova arriverà nel 2026, quando l’espansione dei volumi on-chain incontrerà un contesto regolamentare più definito e una concorrenza crescente sia sul fronte DeFi sia tra gli exchange centralizzati.

Se le tendenze descritte nel report dovessero proseguire, dYdX potrebbe consolidare il proprio ruolo non solo come piattaforma di trading, ma come livello infrastrutturale chiave per i mercati digitali globali.