“Lo stato attuale della finanza sostenibile assomiglia a un test di Rorschach. A seconda dell’interlocutore, è in fase di stasi o in piena espansione. Abbiamo la nostra interpretazione di quella carta assorbente che è lo stato della finanza sostenibile”. Parola di Mitch Reznick, Group Head of Fixed Income – London di Federated Hermes. Mentre i titoli catastrofisti annunciano il declino della disciplina, i dati dipingono un quadro più complesso e resiliente: non un tramonto, ma un’evoluzione verso una nuova maturità.
Al di là delle narrazioni dominanti, il mercato obbligazionario cosiddetto sostenibile rimane vitale. “I dati suggeriscono che le emissioni primarie nei mercati obbligazionari sostenibili per il 2025 dovrebbero raggiungere quota 1,2 trilioni di dollari, con un leggero aumento rispetto al 2024“, spiega Reznick.
Tuttavia, la geografia delle emissioni sta cambiando radicalmente. “Ciò che rende questo dato così notevole è che il numero di obbligazioni societarie con etichetta provenienti dagli Stati Uniti è diminuito di quasi il 40%. Tuttavia, negli ultimi anni si è registrato un notevole aumento delle obbligazioni cartolarizzate con etichetta sociale provenienti dagli Stati Uniti, che si è protratto fino al 2025”.
Questo spostamento indica un mercato che si adatta, trovando nuove vie per canalizzare il capitale verso obiettivi sociali e ambientali, anche in un contesto normativo in flusso.
Il motore della transizione energetica: dati oltre l’ideologia
La transizione energetica, cuore pulsante della finanza sostenibile, avanza con forza inattesa in alcuni epicentri tradizionalmente associati ai fossili. “Il Texas è uno degli stati americani, se non il principale, a investire e adottare energie rinnovabili. Nel 2024, le fonti rinnovabili in Texas hanno generato oltre 166 GWh di energia, superando persino la California”, sottolinea Reznick. Questo dato non è un’eccezione, ma un indicatore di un trend solido, supportato dal fallimento di proposte di legge ostili alle rinnovabili e da investimenti massicci in diversi stati USA.
Il panorama normativo globale
Mentre l’attenzione mediatica è spesso su UE e USA, il quadro normativo globale si sta fratturando. “Dal punto di vista normativo, gli Stati Uniti stanno riducendo i requisiti per l’informativa sulla sostenibilità, mentre l’Europa sembra perdere slancio su questo fronte. Nel frattempo, il resto del mondo sta andando avanti”, osserva Reznick. L’innovazione viene ora da altre regioni. “In Asia, India, Regno Unito e Australia, l’attenzione è rivolta all’inclusione delle attività di ‘transizione’ nelle informative e nelle tassonomie. Questa inclusione è estremamente sensata. Se l’economia globale deve cambiare direzione, una transizione di successo è fondamentale”.
La svolta energetica
Quale sarà quindi il principale motore per le nuove emissioni sostenibili nel 2026? La risposta, secondo Reznick, è chiara nei dati energetici. “Le fonti di generazione di energia previste, che richiedono nuovi capitali, sono una buona indicazione di dove siamo diretti”. L’Agenzia Internazionale per l’Energia prevede aumenti rapidi delle rinnovabili, che iniziano a sostituire strutturalmente il carbone.
“Vi sono alcune indicazioni che ci troviamo a una sorta di punto di svolta positivo, poiché l’energia rinnovabile installata ha superato quella del carbone per la prima volta nel 2025. Questa transizione è guidata da un rapido adattamento dell’energia solare ed eolica. Nel 2024, oltre il 70% della nuova capacità energetica globale installata era solare”.
Questo cambiamento epocale, ormai irreversibile, continuerà a richiedere ingenti flussi di capitale, sostenendo la crescita della finanza legata alla transizione.
Il nuovo imperativo: sostituire i fondi pubblici con il capitale privato
Un altro driver cruciale sarà la necessità di colmare un vuoto lasciato dal settore pubblico. “Anche nel finanziamento allo sviluppo è in atto un cambiamento strutturale. Per le istituzioni multilaterali di sviluppo (MDI) mondiali diventerà sempre più difficile mantenere gli attuali livelli di attività”, avverte Reznick. Si stima un ritiro di finanziamenti fino a 70 miliardi di dollari dai mercati emergenti.
“Uno dei messaggi chiave della COP 30 è la necessità di ampliare e mobilitare i mercati dei capitali, alla luce di questi cambiamenti strutturali. È possibile elaborare soluzioni di credito alternative per soddisfare le esigenze di finanziamento allo sviluppo e generare solidi rendimenti”.
Una nuova fase
“Le forze che guidano la finanza sostenibile stanno cambiando”, conclude Mitch Reznick. “Un mercato finanziario in rapida crescita sta trovando la sua zona di comfort, accelerando verso una nuova fase di crescita. Potrebbe non sembrare il passato, ma la finanza sostenibile sarà presente anche nel futuro”. La fase dell’entusiasmo indiscriminato è finita, ma al suo posto sta emergendo un’architettura più solida, diversificata geograficamente e guidata dai dati tangibili della transizione energetica e dalla necessità di soluzioni finanziarie innovative. La finanza sostenibile non sta morendo: si sta semplicemente evolvendo in una versione più adulta e integrata del mercato dei capitali globale.
