Mentre Hong Kong definisce il nuovo quadro fiscale per gli asset digitali, la normativa CARF Hong Kong è al centro del confronto tra autorità e industria finanziaria.
Le osservazioni dell’HKSFPA sul quadro proposto
L’HKSFPA ha pubblicato lunedì un documento di advocacy in cui segnala criticità di alcune disposizioni sul reporting fiscale degli asset digitali. L’associazione dei professionisti dei mercati di Hong Kong sostiene in larga parte il nuovo impianto legato al Crypto Asset Reporting Framework dell’OCSE, ma chiede maggiore flessibilità operativa per intermediari e dirigenti.
Il riferimento è alle modifiche alle regole CARF e CRS, che preparano lo scambio transfrontaliero di dati fiscali sulle criptovalute tra giurisdizioni early adopter. Secondo l’OCSE, il quadro, proposto a dicembre 2024, mira ad avviare queste condivisioni di informazioni entro il 2028, includendo la regione amministrativa speciale cinese.
Critiche sugli obblighi di conservazione per le società sciolte
Nel documento, l’associazione si dice favorevole a un periodo di conservazione dei registri di sei anni, in linea con gli standard dell’Inland Revenue Department e del CRS. Tuttavia, esprime forti riserve sull’estensione di tali obblighi quando una società è formalmente sciolta.
Secondo il gruppo, attribuire a direttori e principali dirigenti responsabilità sui registri anche dopo la cessazione delle attività comporterebbe una potenziale esposizione a responsabilità indefinite. Inoltre, ciò rischierebbe di ostacolare il rispetto delle regole, rendendo più complessa la gestione documentale post-dissoluzione.
Per limitare questi rischi, l’HKSFPA propone che, dopo la chiusura della società, agli ex amministratori venga revocato l’accesso agli archivi, ai fondi o alle società legali incaricate di custodire i dati dei clienti. Inoltre, citando osservazioni di PwC e della Financial Services and the Treasury Bureau, suggerisce di nominare un soggetto terzo indipendente, come un liquidatore o un corporate service provider autorizzato, incaricato della tenuta dei registri.
Registrazione degli operatori e proporzionalità degli adempimenti
Un altro capitolo centrale riguarda la registrazione degli operatori di servizi su crypto asset con collegamenti a Hong Kong. L’HKSFPA ritiene che l’obbligo di iscrizione per le entità con nexus di reporting possa favorire una concorrenza leale e impedire che le imprese regolamentate siano penalizzate rispetto a operatori non vigilati.
L’associazione riconosce che una registrazione obbligatoria aiuterebbe l’Inland Revenue Department a mappare l’intera popolazione di intermediari attivi o collegati alla città. Tuttavia, osserva che un approccio uniforme rischierebbe di essere eccessivo per le realtà che prevedono di presentare dichiarazioni a zero.
Per queste situazioni, l’HKSFPA suggerisce un percorso semplificato, come una registrazione “lite” o una dichiarazione annuale ridotta per i soggetti che prevedono di non dover comunicare dati fiscali. Questo, secondo il gruppo, ridurrebbe i costi amministrativi, pur mantenendo il controllo dell’autorità fiscale.
L’associazione sottolinea inoltre che molte entità di investimento private rientrano in questa casistica e, con le regole attuali, rischiano livelli di burocrazia ritenuti superflui. Propone quindi che i soggetti già registrati ai fini CARF o dotati di business registration number possano attivare l’iscrizione al CRS tramite una semplice opzione su un portale dedicato.
La normativa CARF Hong Kong tra sanzioni e tutele
Sul fronte delle violazioni, l’HKSFPA condivide l’impostazione che privilegia le sanzioni amministrative rispetto alle azioni penali. Questa scelta, a suo avviso, faciliterebbe la gestione dei casi di non conformità e ridurrebbe i costi legali sia per i regolatori sia per l’industria.
Tuttavia, l’associazione mette in guardia contro l’adozione di un meccanismo di multa “per conto”, pari a 1.000 dollari per account o utente, simile al modello del Regno Unito. Secondo il gruppo, un’impostazione di questo tipo potrebbe generare sanzioni sproporzionate rispetto alla gravità effettiva delle infrazioni.
L’esempio portato riguarda errori informatici o problemi di sistema che potrebbero compromettere in blocco i flussi di reporting. In questi casi, una sanzione per singolo account potrebbe determinare importi molto elevati, pur in assenza di un intento di evasione fiscale da parte degli intermediari.
Per bilanciare deterrenza e tutela, l’HKSFPA suggerisce di codificare in modo chiaro una “reasonable excuse defense”. Tale previsione dovrebbe applicarsi ai casi in cui gli istituti finanziari abbiano basato le loro comunicazioni su autodichiarazioni corrette in apparenza ma poi rivelatesi false, a condizione che sia stata svolta una normale due diligence.
Verso sistemi di reporting elettronico avanzati
Un ulteriore capitolo riguarda le modalità tecniche di invio dei dati. Interpellata sul sistema di presentazione delle informazioni CARF, l’associazione si dichiara favorevole all’utilizzo di strumenti elettronici, ma invita il governo a superare la logica del semplice caricamento manuale tramite portale.
L’HKSFPA raccomanda di prevedere canali più strutturati, in particolare l’uso di API (Application Programming Interface) e file in formato XML, soprattutto per le istituzioni di maggiori dimensioni con sistemi IT complessi. Secondo l’associazione, una connettività diretta via API consentirebbe di automatizzare i processi di reporting.
Questa automazione ridurrebbe la probabilità di errori di compilazione e migliorerebbe la coerenza dei dati trasmessi alle autorità fiscali. In contrasto, i caricamenti manuali attraverso portali online risultano meno efficienti per gli operatori che gestiscono volumi elevati di transazioni in criptovalute.
Per questo, il gruppo ritiene fondamentale che siano supportate sia le trasmissioni tramite portale sia quelle automatizzate, con specifiche XML dettagliate e ambienti di test accessibili almeno 12 mesi prima dell’entrata in funzione del sistema definitivo. Ciò consentirebbe agli intermediari di adeguare gradualmente infrastrutture e procedure interne.
Prospettive per l’implementazione a Hong Kong
Nel complesso, le proposte dell’HKSFPA mirano a rendere l’adozione del CARF a Hong Kong più sostenibile per intermediari, dirigenti e investitori. L’obiettivo è coniugare trasparenza fiscale, stabilità operativa e competitività della piazza finanziaria rispetto ad altre giurisdizioni che stanno introducendo regole simili sugli asset digitali.
Detto ciò, il successo del nuovo impianto normativo dipenderà dalla capacità delle autorità di integrare questi feedback nel testo finale. Una calibrazione accurata di obblighi documentali, regime sanzionatorio e infrastruttura tecnologica sarà decisiva per evitare oneri eccessivi senza indebolire gli obiettivi di cooperazione fiscale internazionale.
