Spazio, la nuova frontiera per gli investitori

Un settore in orbita, trainato da giganteschi investimenti pubblici, strategie di difesa e ambizioni di esplorazione, sta disegnando un panorama di opportunità senza precedenti per il capitale privato. Le proiezioni parlano di un mercato spaziale globale dal valore astronomico di 1.800 miliardi di dollari entro il 2035, sostenuto da potenti catalizzatori strutturali: il boom delle applicazioni commerciali, la riduzione dei costi di lancio e l’emergere dello spazio come dominio strategico fondamentale.

«L’ecosistema spaziale», spiega Christophe Pouchoy, gestore del fondo Echiquier Space di LFDE, «è in piena trasformazione, con prospettive di crescita a lungo termine che si attestano oggi al 9-10% annuo. La dinamica è sostenuta da un ritorno significativo dei finanziamenti pubblici e da catalizzatori potenti, a partire dall’industria della difesa».

Il comparto difesa si conferma infatti il motore primario. La spesa militare mondiale per lo spazio è stimata in 73 miliardi di dollari per il 2024, con un balzo del 24% rispetto all’anno precedente. Alla base di questa escalation, la necessità di proteggere le infrastrutture critiche, potenziare la sorveglianza e rispondere a minacce in evoluzione. Emblema di questa tendenza è il colossale progetto americano “Golden Dome“, lo scudo antimissile il cui budget è stimato in 175 miliardi di dollari nei prossimi tre anni. Recenti commesse nell’ambito di questo programma sono state assegnate a BAE Systems, Rocket Lab e L3Harris, segnalando un’accelerazione operativa.

A rafforzare il quadro strategico, il Governo Usa ha pubblicato lo scorso 18 dicembre il decreto Ensuring American Space Superiority. Il documento non solo fissa obiettivi ambiziosi come il ritorno di astronauti sulla luna entro il 2028 e la costruzione di una base lunare entro il 2030, ma promuove esplicitamente il ruolo del settore privato. Conferma, infatti, l’intenzione di sostituire la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), il cui pensionamento è previsto per il 2031, con una struttura commerciale entro il 2030.

«Questo decreto», prosegue Christophe Pouchoy, «definisce priorità chiare: sicurezza in orbita, riforma della gestione del budget NASA e, elemento chiave, uno stimolo agli investimenti privati. È un segnale inequivocabile della direzione intrapresa».

La corsa allo spazio non è però un’affare esclusivamente americano. Sull’altra sponda dell’Atlantico, i bilanci della difesa degli Stati UE sono destinati a salire verso il 5% del PIL a medio termine, contro l’attuale 2-3%. In questo contesto, stanno emergendo campioni industriali europei. L’accordo tra Airbus, Thales e Leonardo per fondere le attività nel settore satellitare mira a rafforzare la sovranità, l’autonomia strategica e la competitività continentale.

Nel frattempo, altri player consolidano le loro posizioni: il tedesco Rheinmetall, insieme alla finlandese ICEYE, si è aggiudicato un importante contratto per satelliti di sorveglianza, mentre OHB prosegue il suo sviluppo nella produzione di satelliti e componenti per il vettore europeo Ariane 6.

«Innovazione, competitività e sovranità sono i pilastri di questa evoluzione», conclude Christophe Pouchoy. «L’ecosistema spaziale, che seguiamo dal 2021, offre prospettive molto favorevoli per alimentare il potenziale di un tema di investimento ancora in fase di espansione. La possibile quotazione in borsa di SpaceX nel 2026 potrebbe essere l’evento in grado di portare l’interesse degli investitori per il settore a un livello completamente nuovo, aprendo ulteriori, inediti orizzonti».

 

Il nuovo spazio si conferma così non solo una frontiera tecnologica, ma una concreta e solida opportunità di portafoglio, con la Terra saldamente al centro dei suoi affari.