Big Tech tra miliardi di investimenti e margini sotto pressione

Mentre si aprono le danze delle trimestrali del colossi tecnologici, il focus degli analisti non è più solo sulla crescita dei ricavi, ma sul loro costo. L’intelligenza artificiale è infatti transitata dalla fase delle promesse a quella delle spese miliardarie concrete, che stanno rimodellando bilanci, strutture dei costi e persino le strategie di finanziamento di Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta. Una transizione che ha già contribuito a una correzione del settore tech sui mercati dall’inizio dell’anno.

«La questione non è quanto crescono i ricavi, ma quanto costa sostenerli», commenta Giacomo Calef, country head Italia di NS Partners. «Da tempo i grandi gruppi hanno accelerato in modo deciso sui CAPEX, investimenti necessari per far funzionare l’AI, che richiede enormi capacità di calcolo e consumi energetici elevati».

Questi colossi si stanno trasformando in vere e proprie *aziende infrastrutturali*. Amazon, con la sua piattaforma cloud AWS che vende direttamente potenza di calcolo, guida la classifica degli investimenti. Microsoft segue a ruota con Azure, mentre Alphabet e Meta canalizzano fondi per rafforzare pubblicità, cloud e piattaforme social. «Dove vanno, in concreto, tutti questi soldi?», si chiede Calef. «In chip specializzati, come le GPU, necessari per ‘addestrare’ i modelli; in data center; in reti velocissime; e in contratti energetici di lungo periodo. Non è spesa teorica: sono cantieri aperti, costi vivi che pesano subito sui conti».

In questo scenario, Apple rappresenta un’anomalia deliberata. Il gruppo di Cupertino mantiene CAPEX relativamente bassi, fedele a un modello centrato su hardware, ecosistema e servizi ad alto margine. Per l’AI ha scelto una via più “leggera”: integra funzioni nei dispositivi e si appoggia a partner esterni per parte del calcolo. «È una strategia che riduce i costi fissi e protegge i margini nel breve periodo», osserva Calef, «rendendola meno esposta alla ‘gara muscolare’ sugli investimenti che caratterizza i suoi competitor».

Proprio l’entità di questi investimenti sta cambiando le regole del gioco finanziario. I flussi di cassa disponibili si riducono e i margini operativi sono sotto pressione. «Per finanziare questa crescita senza diluire gli azionisti», prosegue l’analista, «è probabile che molte Big Tech aumentino gradualmente il ricorso al debito, riducendo in proporzione buyback e uso di equity. Il debito è meno visibile e meno ‘costoso’ nell’immediato, ma rende le aziende più sensibili ai tassi di interesse e a eventuali rallentamenti dei ricavi».

Le prossime trimestrali saranno quindi un banco di prova cruciale per capire se gli enormi investimenti in AI stanno già generando ritorni tangibili o se ne stanno ancora erodendo la redditività. «Arriverà il momento in cui ci saranno vincitori e vinti», conclude Calef. «Anche all’interno dell’universo Big Tech, gli investitori dovranno operare un’attenta selezione dei titoli da inserire in un portafoglio bilanciato, distinguendo chi sta costruendo un vantaggio sostenibile da chi potrebbe rimanere soffocato dai costi». La corsa all’AI si gioca ora sul piano della concretezza finanziaria.