Bond governativi UE: il 2026 si profila un anno record per le emissioni

Il mercato dei titoli di Stato europei si prepara ad affrontare un 2026 turbolento, segnato da un mix inedito di politiche monetarie restrittive e allentamento fiscale, con la Germania in prima fila. Il quadro, delineato dagli analisti, prefigura un picco storico nell’offerta di debito sovrano, destinato a testare la domanda degli investitori.

«Il 2026 si prospetta come un anno complesso per i mercati obbligazionari governativi», avverte Florian Späte, senior bond strategist di Generali Investments. «Il mercato dei titoli di Stato europei sarà influenzato non solo dal Quantitative Tightening (QT) passivo in corso da parte della BCE, ma anche da un forte aumento del deficit di bilancio della Germania, che si avvicinerà al -4% a causa degli imminenti interventi di spesa “bazooka fiscale”».

Questi due fattori combineranno i loro effetti, spingendo il cosiddetto volume net-net di emissioni – che considera sia le nuove emissioni nette che i mancati reinvestimenti della BCE – a circa 900 miliardi di euro. Una cifra che si avvicina ai livelli record. «Oltre al fatto che la Germania uscirà dal gruppo dei paesi fiscalmente virtuosi», prosegue Späte, «le economie con i deficit di bilancio più elevati – come Belgio e Francia – continueranno a essere sotto i riflettori».

Il contesto: deficit in salita e QT costante

Lo scenario di partenza è un indebolimento delle finanze pubbliche. Secondo le previsioni della Commissione Europea, il deficit dell’area euro salirà leggermente dal -3,2% del PIL del 2025 al -3,4% nel 2026, un dato giudicato realistico dagli analisti di Generali Investments.

Su questo fronte si innesta la persistente azione di drenaggio di liquidità da parte dell’Eurosistema. «Il Quantitative Tightening passivo della BCE continuerà», conferma Späte. Dopo il 2025, primo anno senza acquisti netti, la Banca Centrale Europea procederà a non reinvestire titoli in scadenza per circa 20 miliardi di euro nel 2026, un importo simile a quello dell’anno precedente. Tuttavia, il ritmo complessivo di riduzione del portafoglio (che sarà sceso di oltre il 30% dal picco del 2022 a fine 2026) rimane cauto rispetto ad altre banche centrali.

Il picco delle emissioni e il sorpasso tedesco

La novità più rilevante viene dal lato dell’offerta. «Prevediamo emissioni lorde superiori a 1.400 miliardi di euro, stabilendo un nuovo record», afferma Späte. Questo è dovuto all’aumento delle emissioni nette (a 502 miliardi) e, soprattutto, a rimborsi record per oltre 900 miliardi, ereditati dalle massicce emissioni pandemiche.

Il motore di questa espansione sarà la Germania, che trasformerà la sua posizione fiscale. «La Germania diventa il principale attore nei mercati primari dell’Area Euro nel 2026 con un’emissione netta superiore a 140 miliardi di euro ed emissione lorda superiore a 350 miliardi», sottolinea lo strategist. Paesi Bassi seguiranno con aumenti, mentre la Francia, in attesa di chiarimenti di bilancio, registrerà solo una lieve crescita.

La contrazione delle emissioni nette in economie periferiche di peso come Italia e Spagna, tuttavia, fungerà da contrappeso, mantenendo moderato l’incremento complessivo a livello di Unione. «Poiché anche i Paesi più piccoli e non core stanno riducendo o mantenendo basse le emissioni nette», analizza Späte, «ciò dovrebbe sostenere spread governativi ristretti nei Paesi non core in futuro».

Il settore verde rimane di nicchia

Anche il segmento dei titoli di Stato verdi, nonostante le ambizioni climatiche dell’UE, fatica a decollare. Dopo un calo nel 2025, si prevede una lieve ripresa nel 2026, trainata principalmente da Germania, Francia e Italia, con emissioni lorde stimate fino a 60 miliardi di euro. Tuttavia, la loro quota sul totale rimane marginale, intorno al 4%, confermando lo status di prodotto di nicchia nel panorama del debito sovrano europeo.

Il 2026 si configura dunque come un anno di transizione e di prove: il mercato dovrà assorbire un’offerta straordinaria in un contesto di minore domanda istituzionale, mentre i confini tradizionali della disciplina fiscale europea sembrano ridefinirsi, a partire dalla sua storica locomotiva.