Bitcoin e i venti di guerra in Ucraina

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La recente crisi in Ucraina vede la Russia rispondere all’America sulla volontà di inserire lo stato cuscinetto nel computo dei paesi Nato. 

Putin sposta in alto l’asticella della tensione ad Ovest riconoscendo la sovranità delle due regioni separatiste Donestk e Ljjubask. 

La mossa del Cremlino, risulta molto più simbolica che di sostanza in quanto anche se è vero che riconosce due regioni Ucraine come indipendenti di fatto controlla già da anni le zone tramite l’intelligence. 

Il discorso del presidente russo ha tenuto tutto il mondo con il fiato sospeso e ovviamente ha avuto delle ripercussioni anche nei mercati. 

Mosca lascia sul campo il 20% del proprio valore e così anche le altre borse nel mondo scontano il discorso di Putin. 

Bitcoin non è da meno scendendo perfino sotto i 37.000 dollari per poi oggi rimbalzare di un 1,79% a 38. 935,60 dollari al momento. 

Questa coincidenza tra l’andamento della criptovaluta relativamente ai tempi ed al contenuto delle notizie sulla crisi nel Donbass evidenzia una correlazione: Bitcoin reagisce ai venti di guerra. 

Il precedente della Crimea

Nel febbraio 2014 si assistette a quello che la storia ci ha consegnato come “La crisi della Crimea”.

La penisola del Mar Nero a seguito della tensione sul riconoscimento o meno del nuovo governo di Kiev si imbarco in una situazione di protesta.

La contesa sfociò nella separazione dal resto dell’Ucraina grazie anche all’intervento militare russo. 

Secondo il governo locale il governo del presidente Viktor Janukovyc era illegittimo in quanto salito al potere in violazione della costituzione Ucraina.

L’11 marzo 2014 la Crimea dichiarava la propria indipendenza e il 15 maggio tramite referendum vinto dal sì con il 95% dei voti la penisola entrava a far parte della Russia seppur il referendum fosse stato dichiarato nullo dall’Onu. Ma come si comportava nel frattempo BTC

La moneta “di Satoshisi era affacciata da poco tempo (5 anni) alla vita e il suo valore a fine 2013 era di circa 750 dollari con picchi di 1200 dollari ma nel 2014 durante il cosiddetto “inverno del Bitcoin” torna a 250 dollari anche a seguito di alcuni fatti di natura geopolitica come quello appena narrato e soprattutto al fallimento della piazza di scambio Mt. Gox con una perdita di 450 milioni di dollari.

Uno sguardo intorno 

Il prezzo di Ethereum segue il comportamento di BTC virando al rosso ieri intorno ai 2500 dollari mentre torna in verde oggi a 2725 dollari (ora). 

L’Oro invece fa eccezione continuando a crescere raggiungendo quota 1900 dollari l’oncia. 

Il metallo giallo che continua a crescere ci dà la misura della gravità del momento e  della portata delle tensioni tra la Russia e la Nato.

Anche il petrolio è saldo sopra i 90 dollari al barile e se comparato ai 30/40 degli anni scorsi fa molto riflettere, altro che crisi dell’oro nero, ipotesi di guerra e svolta green stanno dando nuova linfa. 

Il prezzo dell’acciaio (industria militare) tallona l’andamento dell’Oro e continua la sua crescita così come quello del grano, i due valori simbolo, purtroppo, di ogni crisi bellica

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