Il 2026 si è aperto con un’ondata record di nuove emissioni obbligazionarie nel segmento Investment Grade (IG), prontamente assorbita da una domanda degli investitori altrettanto vigorosa. In questo scenario e con gli spread ancora prossimi ai minimi storici e l’appetito per il rendimento ben saldo, il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di JP Morgan Asset Management analizza di seguito le forze trainanti del mercato e delinea gli scenari per i prossimi mesi.
Fondamentali: basi solide e ciclo espansivo
A inizio anno, il mercato IG poggia su fondamentali robusti. “Le obbligazioni Investment Grade presentano basi solide, sostenute da metriche creditizie robuste e da bilanci societari sani”, osservano gli esperti del team di JP Morgan AM. La tendenza dominante è un riorientamento delle imprese, specialmente statunitensi, verso la spesa in conto capitale (Capex) e le operazioni di M&A, segnale di una fase economica più matura ed espansiva.
“Tecnologia ed evoluzione dei data center stanno determinando la crescita degli investimenti”, sottolinea il team, citando in particolare i settori telecomunicazioni ed energia. Circa due terzi dei comparti IG ha aumentato il Capex nell’ultimo anno, sostenuto anche dal One Big Beautiful Bill Act. Le aziende stanno inoltre affrontando attivamente le implicazioni dell’AI sui propri modelli di business.
Negli USA, gli utili mostrano un trend positivo (+4,5% su base annua al Q3 2025), con ricavi in crescita del 3,3%. “Sia i ricavi che l’EBITDA hanno registrato un’accelerazione in questo trimestre che si distingue come uno dei più remunerativi degli ultimi anni”, afferma il team. Sebbene settori come chimico e beni di consumo vedano pressioni sui margini, le previsioni bottom-up sono in miglioramento.
In Europa, le sfide arrivano dai dazi e dalla concorrenza cinese, ma il team rileva segnali costruttivi: “Il disegno di legge approvato dalla Germania per lo sviluppo di infrastrutture e il piano di spesa per la difesa dell’Unione Europea sono di buon auspicio”.
Valutazioni: spread stretti e domanda da record
Il quadro valutativo vede spread IG ancora compressi. “In tutti i segmenti del credito Investment Grade gli spread si mantengono in prossimità dei minimi pluridecennali e ci si aspetta che i rendimenti siano determinati prevalentemente dal carry”, spiegano da JP Morgan AM.
La capacità di assorbimento del mercato è stata testata e superata: la scorsa settimana, l’offerta IG USA ha toccato circa 95 miliardi di dollari, diventando la quarta più copiosa di sempre. “Le richieste sono state il quadruplo rispetto alle disponibilità, con sconti minimi sulle nuove emissioni”, commentano gli analisti. La domanda si è concentrata sugli asset a rendimento più elevato, come gli AT1 e gli ibridi, tanto che “la quota di debito scambiata con rendimento superiore al 6% è diminuita sensibilmente, rendendo le nuove emissioni molto ambite”.
I protagonisti di questa domanda? “I principali acquirenti del debito statunitense ad alto rendimento, soprattutto di quello a lungo termine, sono stati gli investitori esteri”. Le curve del credito sono piatte storicamente, ma potrebbero “irripidirsi in caso di maggiore offerta a lungo termine”.
Fattori tecnici: si prospetta un 2026 da record tra offerte e flussi
Il quadro tecnico rimane favorevole, sebbene in lieve indebolimento. Le proiezioni indicano un 2026 da record per le emissioni lorde. “Solo nei prossimi due anni gli *hyperscaler* potrebbero emettere titoli per un valore di 240 miliardi di Dollari”, calcola il team, prevedendo che una cadenza semestrale e un maggiore coordinamento degli emittenti limiteranno rischi di eccesso d’offerta.
I flussi dovrebbero continuare a sostenere il mercato. “Con l’aumentare della divergenza tra le diverse politiche monetarie, i flussi si sposteranno sempre più verso gli investitori esteri: i tagli dei tassi negli Stati Uniti e l’aumento del costo del denaro in Giappone dovrebbero spingere i capitali verso il credto statunitense”.
In Europa, il quadro tecnico è “tuttora positivo, con flussi che continuano a essere trainati dai fondi di investimento”. L’offerta sarà guidata da rifinanziamenti e debito per scopi generali, mentre un eventuale picco di emissioni per M&A potrebbe arrivare principalmente da operazioni Reverse Yankee.
Implicazioni per gli investitori: carry, settori e geografie
Il segnale della prima settimana del 2026 è inequivocabile per il team GFICC: “Gli investitori sono in cerca di rendimento e preferiscono titoli che si collocano ai livelli inferiori della struttura del capitale”. La strategia conseguente è chiara.
“Continuiamo a privilegiare le obbligazioni con carry elevato, duration intermedia e settori con vento in poppa”, dichiara il team. In particolare, mantengono un “sovrappeso sul settore bancario che offre redditività e presenta metriche creditizie solide”. Al contrario, guardano “con cautela ai settori chimico, dei beni di consumo primari, alimentari e bevande, dove gli spread non compensano pienamente i rischi di settore”.
La vista d’insieme di JP Morgan AM per il 2026 è ottimista: “Ci aspettiamo che nel corso dell’anno le obbligazioni Investment Grade continuino a essere remunerative e che, a margine, quelle statunitensi sovraperformino quelle europee”. Il mercato, conclude il team, sembra destinato a “assorbire l’abbondante offerta, remunerando al contempo gli emittenti che offrono rendimenti interessanti”, con il carry come principale motore di rendimento.
