Nonostante le ombre che si addensano sull’indipendenza della Fed e i persistenti dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico statunitense, gli investitori continuano a mostrare una spiccata propensione al rischio. Secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, questa tendenza è alimentata dall’azione congiunta di “mega forze” come l’intelligenza artificiale e le attese per un proseguimento dei tagli ai tassi da parte della Fed.
“Il quadro macroeconomico attuale”, afferma Tognoli, “supporta ancora la nostra opinione che un’inflazione più bassa e un mercato del lavoro più debole glielo consentano”. L’analista ammette però che “le rinnovate preoccupazioni sull’indipendenza della Fed dopo l’inchiesta su Powell possano mettere in discussione tale opinione”.
A fare da contrappeso, sottolinea, intervengono “leggi economiche immutabili, come la necessità di finanziare il debito statunitense, fungere da barriera”. Un segnale eloquente è il comportamento anomalo dei rendimenti dei Treasury a 10 anni: “Non sono diminuiti come storicamente quando la Fed taglia i tassi. Non solo, ma sono ancora più elevati da quando sono iniziati i tagli”. Secondo Tognoli, “ciò riflette la richiesta da parte degli investitori di una maggiore remunerazione per il rischio di detenere obbligazioni statunitensi a lungo termine a causa delle preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale e sui costi del servizio del debito”.
Due sono i fattori chiave da monitorare: l’inflazione e il mercato del lavoro. “Un’inflazione vischiosa potrebbe limitare la portata dei tagli ai tassi da parte della Fed quest’anno, oltre le previsioni dei mercati”, avverte l’esperto. Per quanto riguarda l’occupazione, i dati di dicembre “hanno confermato che è ancora nella fase ‘niente assunzioni, niente licenziamenti’”. Tuttavia, “gli aumenti salariali e l’inflazione dei servizi di base indicano rischi che l’inflazione rimanga al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed”.
Il rischio, spiega Tognoli, è un ritorno di “tensioni politiche tra inflazione e sostenibilità del debito, che potrebbero spingere gli investitori a richiedere un premio a termine più elevato”. Queste tensioni si trasmettono ai mercati principalmente attraverso il canale del costo del capitale, come dimostra il rialzo del premio a termine sui Treasury negli ultimi 18 mesi. Lo stesso meccanismo agisce sul mercato azionario attraverso il premio al rischio azionario.
“In questo contesto”, conclude Tognoli, “vediamo gli investitori privilegiare le azioni a discapito delle obbligazioni”. La strategia vincente, quindi, richiede “un approccio agile e un piano B per i portafogli basato su scenari in cui sono possibili molteplici esiti”. Il tema dell’intelligenza artificiale, infatti, “ha ancora spazio per crescere”, ma la “frammentazione geopolitica e la potenziale diminuzione della fiducia nelle istituzioni potrebbero portare a una rivalutazione dei premi al rischio globali”. Proprio “i timori sull’indipendenza della Fed”, chiosa l’analista, “rafforzano il sottopeso degli investitori sui titoli del Tesoro a lungo termine”.
